Firenze, Piano Casa: Comuni contro governance centralizzata
18/06/2026
Il Piano Casa Nazionale varato dal Governo finisce al centro del confronto politico a Palazzo Vecchio, dove la Commissione 3 Territorio, Infrastrutture, Urbanistica e Patrimonio ha esaminato la risoluzione n. 751/2026 presentata dal Partito Democratico. La seduta, alla presenza del dottor Luca Caterino di ANCI Toscana, ha messo in evidenza le preoccupazioni legate al Decreto-legge 66/2026, giudicato troppo accentrato nella sua impostazione e poco rispettoso del ruolo dei Comuni nella programmazione delle politiche abitative.
Il nodo della governance e dei poteri commissariali
Secondo l’analisi emersa in Commissione, il rischio principale riguarda una gestione calata dall’alto, affidata a poteri commissariali straordinari e capace di comprimere l’autonomia delle amministrazioni locali. La risoluzione chiede che ogni intervento commissariale sia subordinato a una previa intesa con i Comuni interessati, così da evitare trasformazioni urbanistiche decise senza una piena conoscenza dei fabbisogni dei quartieri e dei territori.
Il presidente della Commissione Urbanistica, Renzo Pampaloni, ha richiamato il pericolo di una governance squilibrata, nella quale le amministrazioni comunali rischierebbero di diventare osservatrici di scelte destinate a incidere direttamente sulla vita dei cittadini. Come modello alternativo è stato citato il “Piano Città” siglato a Firenze con Demanio e Università, indicato come esempio di rigenerazione costruita attraverso tavoli operativi condivisi.
Fondi giudicati insufficienti e risorse già esistenti
Il primo firmatario della risoluzione, Enrico Conti, ha contestato anche la sostenibilità finanziaria del Piano. L’obiettivo dichiarato di realizzare 100mila alloggi in dieci anni viene ritenuto non compatibile con una dotazione complessiva di 970 milioni di euro fino al 2030, di cui 116 milioni per l’anno in corso. Secondo Conti, le risorse non sarebbero aggiuntive, ma deriverebbero dal parziale riutilizzo di fondi già collegati all’ex Piano Casa Italia.
Da Palazzo Vecchio arriva quindi la richiesta di uno stanziamento certo, strutturale e aggiuntivo, che non sottragga fondi già assegnati alle città per rigenerazione urbana e Piani Urbani Integrati. Il tema economico viene collegato anche alla tutela del patrimonio pubblico: la risoluzione chiede che ogni valorizzazione o dismissione sia vincolata al reinvestimento integrale nell’edilizia residenziale pubblica e sociale.
Le criticità segnalate da ANCI Toscana
L’audizione di ANCI Toscana ha rafforzato l’impianto della risoluzione. Tra i punti più discussi c’è l’articolo 9 del decreto, che in caso di grandi investimenti esteri superiori a un miliardo di euro consentirebbe al Commissario straordinario di operare in deroga alla pianificazione urbanistica comunale. Una previsione che, secondo le osservazioni portate in Commissione, rischia di esautorare gli enti locali da decisioni decisive sul territorio.
ANCI ha inoltre richiamato la mancanza di misure di prevenzione sociale e ha chiesto il ripristino dei 300 milioni di euro del Fondo nazionale affitti, azzerato dopo il 2022. Un altro punto critico riguarda il riscatto degli alloggi ERP: il testo del decreto prevede che le risorse ottenute confluiscano nel fondo ammortamento dei titoli di Stato, destinato al debito pubblico centrale, privando il sistema locale di fondi utili per manutenzione e politiche abitative.
Le richieste di Palazzo Vecchio al Governo
La risoluzione propone una serie di modifiche da introdurre durante la conversione del decreto. Tra queste figurano l’accelerazione della banca dati nazionale informatizzata per incrociare domanda e offerta abitativa, l’istituzione di tavoli territoriali permanenti, il vincolo dell’intesa preventiva per l’esercizio dei poteri commissariali e la tutela delle risorse già assegnate ai programmi urbani.
Le richieste si intrecciano con quelle avanzate da ANCI, tra cui la limitazione delle deroghe alle sole norme procedimentali, l’istituzione di un Osservatorio nazionale, un fondo di ristoro da 50 milioni di euro per gli oneri di urbanizzazione azzerati e strumenti più adeguati per intervenire nei tessuti storici. La convergenza con l’associazione dei Comuni assume un significato politico particolare anche per il ruolo nazionale di Firenze sui temi abitativi, con la sindaca delegata ANCI alla Casa.
Il testo licenziato dalla Commissione manda quindi al Governo una richiesta precisa: il diritto all’abitare non può essere gestito senza i Comuni, né attraverso una centralizzazione che lasci ai territori la sola gestione delle emergenze. Per Palazzo Vecchio, servono risorse reali, autonomia amministrativa e una rigenerazione del patrimonio pubblico orientata alle esigenze sociali delle città.
Articolo Precedente
Toscana, nuove norme sulle cave approvate in commissione