Turismo estero in Italia, spesa a 56,7 miliardi nel 2025
13/07/2026
I viaggiatori stranieri hanno speso in Italia oltre 56,7 miliardi di euro nel 2025, con un incremento di 2,5 miliardi rispetto all’anno precedente, pari al 4,6%. La crescita dovrebbe proseguire nel 2026, quando i consumi turistici internazionali potrebbero raggiungere 58,9 miliardi, con un ulteriore aumento del 3,9%. Le stime sono state elaborate dal Centro Studi Turistici di Firenze per Confesercenti sulla base dei dati della Banca d’Italia.
Alloggi e ristorazione assorbono gran parte della spesa
La voce principale del bilancio dei visitatori esteri riguarda l’ospitalità, alla quale è destinato il 45,2% della spesa complessiva. Seguono la ristorazione, con una quota del 23%, e gli acquisti effettuati nei negozi, pari al 15,2%. Il trasporto interno rappresenta il 9,5%, mentre il restante 7,2% confluisce nella categoria degli altri servizi.
La crescita registrata nel 2025 è stata sostenuta soprattutto dalle strutture ricettive e dalla ristorazione. La spesa per gli alloggi è aumentata di 1,1 miliardi di euro, segnando un progresso del 4,5%. Ristoranti, bar e altre attività legate al cibo hanno generato 955 milioni aggiuntivi, con una variazione del 7,9%.
Il dato conferma la forza della gastronomia italiana come componente dell’esperienza di viaggio. Per molti visitatori, la scelta della destinazione è legata anche alla possibilità di conoscere prodotti locali, ricette tradizionali, mercati, aziende agricole e territori di produzione.
Più limitato l’aumento degli acquisti nei negozi, cresciuti di 164 milioni di euro, pari all’1,9%. Il trasporto interno è invece l’unica voce in diminuzione: la spesa è calata di 261 milioni, con una flessione del 4,6% rispetto al 2024.
Musei, visite guidate e benessere crescono del 15,7%
La categoria degli altri servizi ha prodotto 551 milioni di euro aggiuntivi, registrando la variazione percentuale più elevata, pari al 15,7%. In questo insieme rientrano visite guidate, escursioni, biglietti per musei e concerti, attività personalizzate e servizi dedicati al benessere.
Il risultato segnala una maggiore attenzione verso le esperienze costruite attorno alla destinazione. Il turista straniero tende a integrare il pernottamento con attività culturali, percorsi enogastronomici, spettacoli, iniziative sportive e proposte legate alla conoscenza del territorio.
Questa evoluzione apre nuove opportunità per le imprese capaci di collegare ospitalità, cultura, commercio e servizi. La permanenza del visitatore può generare una ricaduta economica più ampia quando l’offerta locale propone itinerari articolati e occasioni di spesa distribuite durante l’intera giornata.
Lazio e Lombardia guidano la classifica regionale
Quasi il 56% dei consumi dei turisti stranieri si concentra in quattro regioni. Il Lazio occupa il primo posto con 10,2 miliardi di euro, pari al 18,1% del totale nazionale. La Lombardia segue con circa 9,9 miliardi e una quota del 17,6%.
Al terzo posto si trova il Veneto, dove la spesa raggiunge 6,3 miliardi, corrispondenti all’11,1%. La Toscana registra 5,3 miliardi e rappresenta il 9,4% dei consumi internazionali. Seguono la Campania, con 3,39 miliardi, e il Trentino-Alto Adige, con poco più di 3 miliardi.
Agli ultimi posti figurano Basilicata e Molise, rispettivamente con 60 e 37 milioni di euro. La distanza tra le regioni conferma una forte concentrazione dei flussi nelle città d’arte e nelle destinazioni già conosciute dai mercati internazionali.
La distribuzione della spesa cambia anche in base alle caratteristiche dei territori. In Friuli-Venezia Giulia lo shopping assorbe il 36,5% del budget dei visitatori, superando la quota destinata all’alloggio, ferma al 27,2%. In Trentino-Alto Adige, invece, i pernottamenti rappresentano il 54,1% della spesa, la percentuale più alta rilevata nel Paese.
Le città d’arte generano 21,6 miliardi dalle vacanze
Dei 56,7 miliardi complessivi, circa 38 miliardi sono collegati ai viaggi per vacanza, escludendo quindi trasferte professionali e altre motivazioni. Il turismo culturale e le città d’arte costituiscono il segmento economicamente più rilevante, con 21,6 miliardi di euro, pari al 56,8% della spesa turistica per vacanze.
Le destinazioni balneari si collocano al secondo posto con 8,23 miliardi, corrispondenti al 21,6%. La montagna genera invece 3,59 miliardi, pari al 9,4%. I dati mostrano come ciascun prodotto turistico attivi comportamenti di consumo differenti, influenzando ospitalità, ristorazione, commercio e servizi locali.
Confesercenti chiede una distribuzione più equilibrata
Il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, ha definito il turismo internazionale un motore economico essenziale per le imprese italiane, richiamando però il rischio legato alla concentrazione dei flussi in poche aree. Le destinazioni maggiormente frequentate devono gestire pressione sui servizi, affollamento e possibili effetti sulla vivibilità, mentre numerosi territori restano ai margini della crescita.
Confesercenti chiede una regia nazionale capace di coordinare Regioni e Comuni, promuovere la destagionalizzazione e sostenere investimenti nelle aree interne e nelle destinazioni minori. Tra le proposte figurano infrastrutture migliori e incentivi rivolti alle imprese che scelgono di sviluppare attività turistiche fuori dai percorsi più affollati.
La crescita prevista per il 2026 e l’espansione di mercati emergenti, tra cui quello indiano, rendono necessario preparare i territori a una domanda internazionale più ampia. La capacità di orientare i visitatori verso nuove mete determinerà quanto l’aumento della spesa potrà tradursi in benefici economici diffusi nel Paese.
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