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Incendio alla Green 4 di Borgo a Mozzano, ARPAT campiona i terreni

08/06/2026

Incendio alla Green 4 di Borgo a Mozzano, ARPAT campiona i terreni

Un incendio ha interessato nel pomeriggio del 30 maggio 2026 i locali di deposito della Green 4 S.r.l., in località Casone 2, nel comune di Borgo a Mozzano. Il rogo, che ha coinvolto materiali stoccati per il riciclo e l’imballaggio, è stato affrontato dai Vigili del Fuoco a partire dal primo pomeriggio e domato il giorno successivo, il 31 maggio, con l’utilizzo di acqua e senza impiego di agenti estinguenti schiumogeni. ARPAT è intervenuta sul posto per le verifiche ambientali e ha successivamente disposto campionamenti del terreno nelle aree potenzialmente interessate dalle ricadute dei fumi.

Fiamme nel deposito con carta, plastica e legname

Quando i tecnici di ARPAT sono arrivati nell’area dell’impianto, il 30 maggio, l’incendio era ancora in corso. Le fiamme stavano interessando balle di carta e cartone da riciclo, materiali plastici da imballaggio e legname presenti nei locali di deposito dell’azienda.

La natura dei materiali coinvolti ha reso necessario un monitoraggio ambientale, soprattutto per valutare la possibile dispersione dei fumi e l’eventuale ricaduta di sostanze inquinanti sul territorio circostante. L’intervento dei Vigili del Fuoco ha consentito di contenere e spegnere il rogo entro il giorno successivo, evitando l’uso di schiumogeni e quindi ulteriori elementi da considerare nella gestione delle acque e dei residui.

Le prime valutazioni di ARPAT si sono concentrate sulle condizioni meteorologiche e sulla direzione della colonna di fumo. Il vento debole ha limitato la dispersione orizzontale: il fumo si è sviluppato quasi verticalmente, piegando soltanto a circa 30 metri di altezza verso il versante opposto della valle del fiume Serchio.

Verifiche a Monti di Sopra e analisi sulle ricadute

I tecnici dell’Agenzia hanno effettuato sopralluoghi nell’area di Monti di Sopra per verificare eventuali ricadute dei fumi al suolo. Dalle osservazioni è emerso che la colonna superava la collina circostante, coperta da vegetazione ad alto fusto, senza interessare direttamente il terreno o la vegetazione sottostante.

Nel corso delle verifiche non sono state individuate specie vegetali idonee per eventuali campionamenti. In ogni caso, secondo quanto rilevato dai tecnici, la quota elevata raggiunta dai fumi avrebbe escluso un’esposizione diretta della vegetazione presente nell’area osservata.

Per approfondire il quadro, il 1° giugno il Settore Modellistica Previsionale di ARPAT ha stimato le possibili ricadute dei fumi sulla base delle condizioni meteorologiche registrate durante l’incendio. La modellizzazione ha individuato tre aree potenzialmente interessate, nelle quali sono stati programmati campionamenti di terreno.

Prelievi a Gioviano per IPA, PCB e diossine

Il 3 giugno il personale ARPAT ha effettuato i campionamenti nei punti individuati. Il campione di terreno è stato costituito prelevando cinque incrementi superficiali, a una profondità di circa 1-3 centimetri, in un’area di circa 2 metri quadrati. Le analisi sono finalizzate alla determinazione di IPA, PCB e diossine, sostanze che possono essere ricercate in seguito a incendi che coinvolgono materiali combustibili di diversa natura.

I punti interessati dai prelievi sono stati tre: via di Gioviano 15 e due distinti terreni in località Piano di Gioviano, uno nei pressi del ristorante Lio e l’altro accanto al civico 14/16. Gli esiti delle analisi consentiranno di verificare se vi siano state ricadute significative sul suolo nelle aree individuate dalla modellistica.

L’attività di campionamento rappresenta un passaggio tecnico necessario per completare la valutazione ambientale dell’episodio, dopo le prime verifiche visive e meteorologiche svolte durante e subito dopo l’incendio.

Chiesta la messa in sicurezza ambientale del sito

ARPAT ha inoltre chiesto al Comune di Borgo a Mozzano di adottare un provvedimento nei confronti dell’impresa interessata dall’incendio. L’obiettivo è imporre tutte le precauzioni necessarie per la messa in sicurezza ambientale del sito.

Tra le misure richieste rientrano la rimozione dei rifiuti costituiti dai materiali coinvolti nel rogo e la corretta gestione delle acque meteoriche dilavanti contaminate, cioè quelle che, dopo la pioggia, possono entrare in contatto con le zone e i materiali bruciati, trasportando residui e sostanze potenzialmente inquinanti.

La gestione post-incendio diventa quindi una fase decisiva quanto lo spegnimento delle fiamme. Oltre alla verifica delle ricadute dei fumi, occorre evitare che i materiali combusti e le acque contaminate possano generare ulteriori impatti sull’ambiente circostante, sul suolo e sul reticolo idrico della zona.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to