Povertà alimentare, a Firenze il convegno: "Non bastano gli aiuti, servono risposte strutturali"
02/04/2026
La povertà alimentare non è più soltanto una conseguenza estrema del disagio economico, ma una delle forme più evidenti e complesse della nuova povertà sociale. È il messaggio emerso con forza dal convegno “Povertà alimentare: la nuova frontiera della povertà sociale”, ospitato il 31 marzo a Palazzo Medici Riccardi e patrocinato dalla Città Metropolitana di Firenze, su iniziativa di Federconsumatori Toscana, Spi/Cgil area metropolitana e Unicoop Firenze.
Ad aprire i lavori è stato il consigliere delegato al sociale Nicola Armentano, che ha richiamato dati capaci di restituire la portata concreta del fenomeno. In Italia, ha ricordato, 681mila famiglie hanno vissuto momenti in cui non disponevano del denaro necessario per acquistare cibo sufficiente, mentre 766mila persone si sono trovate in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave. Numeri che non descrivono una marginalità residuale, ma una fragilità diffusa, che attraversa fasce sempre più ampie della popolazione.
Il legame tra fame, salute e disagio sociale
Nel suo intervento, Armentano ha insistito su un punto che dà la misura della profondità del problema: fame e malattia si alimentano reciprocamente, generando un circolo che tende a riprodursi nel tempo e a trasmettersi anche tra generazioni. Non si tratta quindi soltanto di una difficoltà materiale nel fare la spesa o nel garantire pasti adeguati, ma di una condizione che incide sul benessere complessivo delle persone, sulla salute, sulle opportunità educative e sulla qualità della vita.
La povertà alimentare si colloca proprio in questo intreccio tra disagio economico, esclusione sociale e fragilità sanitaria. Per questo il convegno fiorentino ha cercato di allargare lo sguardo oltre l’emergenza, affrontando il tema non soltanto sul piano assistenziale, ma come questione strutturale che riguarda il modello sociale ed economico. Anche in Toscana, dove il quadro risulta migliore rispetto alla media nazionale, il fenomeno mostra segnali di radicamento profondo.
In Toscana meno grave che altrove, ma la povertà si cronicizza
Armentano ha osservato che la situazione toscana resta più contenuta rispetto ad altre aree del Paese, ma ha anche ricordato un dato che obbliga a non abbassare l’attenzione: il 43% degli assistiti Caritas viene seguito da almeno cinque anni. È un elemento che cambia la lettura del fenomeno, perché indica come, per molte persone, la povertà non sia più una fase temporanea o una caduta momentanea, ma una condizione stabile, dalla quale diventa sempre più difficile uscire.
Quando il bisogno si prolunga nel tempo, anche gli strumenti di risposta devono cambiare. L’assistenza resta necessaria, ma non può essere l’unico livello di intervento. È questo uno dei punti più forti emersi durante l’incontro: la povertà alimentare richiede misure immediate, ma anche strumenti capaci di affrontarne le radici economiche e sociali, senza limitarsi a contenerne gli effetti più visibili.
La proposta di un Osservatorio toscano sulla nuova economia sociale e civile
Nel corso del convegno, Armentano ha anche rilanciato la proposta di NeXt – Nuova Economia per Tutti Aps Ets per la creazione di un Osservatorio Toscano sulla Nuova Economia Sociale e Civile. L’idea è quella di costruire una struttura agile in grado di conoscere, mappare e connettere le tante esperienze già presenti sul territorio regionale, trasformando una ricchezza diffusa ma spesso frammentata in una vera infrastruttura di conoscenza pubblica.
Secondo quanto illustrato, la Toscana dispone già di un ecosistema avanzato fatto di cooperazione, imprese sociali, agricoltura sociale, comunità energetiche, distretti territoriali, percorsi di rigenerazione dei borghi e iniziative di innovazione sociale. Ciò che manca, però, è uno strumento capace di leggere insieme queste esperienze, produrre dati comparabili, rafforzare le reti esistenti e supportare le amministrazioni nella definizione di politiche coerenti con le strategie europee sull’economia sociale e civile.
Oltre gli aiuti materiali, il nodo delle cause strutturali
Armentano ha indicato con chiarezza anche il terreno su cui, a suo giudizio, deve spostarsi il dibattito pubblico. Gli aiuti materiali sono indispensabili e non devono essere ridotti, ma da soli non possono spezzare il meccanismo che produce povertà alimentare. Per affrontare il problema servono politiche economiche in grado di incidere sulle sue cause profonde: salari insufficienti, precarietà lavorativa, assenza di servizi di conciliazione tra famiglia e lavoro.
È in questa prospettiva che la Città Metropolitana di Firenze ha dichiarato la propria disponibilità a sostenere la proposta di NeXt, anche nell’ambito del mandato conferito dalla Banca d’Italia, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di un’infrastruttura di conoscenza integrata. L’idea è fare della Città Metropolitana un laboratorio di innovazione sociale capace di lavorare dentro una rete nazionale, moltiplicando l’impatto delle buone pratiche e delle politiche fondate sui dati.
Il convegno di Palazzo Medici Riccardi ha così offerto una lettura netta: la povertà alimentare non può essere affrontata soltanto come emergenza da tamponare, ma come questione pubblica da conoscere, misurare e contrastare con strumenti più ampi e più coraggiosi.
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.